Betlemme è considerata il centro più rappresentativo della presenza cristiana in Terra Santa. Sebbene i cristiani costituiscano una minoranza sia in Israele sia nei Territori Palestinesi, dal 7 ottobre dello scorso anno, con l’aggravarsi della questione di Gaza e gli attacchi al nord di Israele, si è registrato un drastico calo di pellegrini e turisti in visita alla città. Questa situazione ha avuto un forte impatto sull’economia locale.
La maggior parte degli introiti dei cittadini di Betlemme dipende dal flusso di visitatori provenienti da tutto il mondo, attirati dalla Grotta della Natività. Settori come alberghi, ristoranti, case di accoglienza, negozi di souvenir e altre attività correlate hanno subito gravi danni economici a causa della guerra. La chiusura di questi settori ha effetti a catena sull’economia locale: ad esempio, i fruttivendoli, non potendo vendere la loro merce, rallentano la produzione agricola, che, pur continuando a generare prodotti, fatica a trovare un mercato.
In un’intervista, il vicario custodiale, fra Ibrahim Faltas, ha dichiarato che più di 70 famiglie hanno già lasciato la città. Sebbene questo numero possa sembrare modesto, è significativo per una popolazione già di per sé ridotta, e suscita timori per il futuro. Molti giovani, inoltre, lasciano Betlemme per studiare all’estero e, trovando opportunità di lavoro, non fanno ritorno, a causa della scarsità di possibilità lavorative locali.
Si assiste così al ritorno di un fenomeno antico: la migrazione delle famiglie cristiane. Negli ultimi dieci anni il fenomeno si era attenuato, ma ora, a causa della guerra, sta riprendendo con maggiore intensità. I cristiani di Betlemme lasciano la loro città natale per stabilirsi in vari paesi del mondo.
Betlemme appare oggi come una città vuota, avvolta in una realtà di resilienza e tristezza, con negozi e alberghi chiusi. Adriana Sigilli, titolare di un’agenzia specializzata in pellegrinaggi, descrive Betlemme come una città deserta, priva di pellegrini. Persino la Basilica della Natività, cuore del pellegrinaggio cristiano, è completamente vuota.
La città è isolata dal mondo esterno, circondata da mura, e i residenti non possono uscire senza un permesso speciale, rilasciato dalle autorità israeliane. Tuttavia, in tempo di guerra, queste autorizzazioni vengono sospese, come misura usuale nei periodi di crisi.
Questo circolo vizioso colpisce Betlemme ogni volta che scoppia una crisi politica o una guerra violenta. La migrazione riduce ulteriormente la presenza cristiana nella città natale di Gesù Cristo, lasciando le pietre sante di questa terra senza la presenza viva dei suoi fedeli.