
A seguito della fine del Sinodo dei Vescovi, diverse testate giornalistiche hanno manifestato il proprio dispiacere riguardo alla risposta vaga che il sinodo offre alla questione dell’ammissione delle donne alle sacre ordinazioni diaconali e sacerdotali.
Euronews scrive “Il ruolo delle donne nella Chiesa resta un’incognita. Il Sinodo dei Vescovi si conclude senza concedere alle fedeli una maggior partecipazione nell’amministrazione dei sacramenti ed espandere il loro raggio d’azione”, mentre il Messaggero definisce la mancata ammissione all’ordinazione diaconale come uno schiaffo dato alle donne. Una grande delusione, e tante speranze andate via, messe sotto il tappetto.
Di fronte a queste reazioni, abbiamo chiesto a tres studentesse impegnate a diverso livello nella vita della Chiesa se l’impossibilità per le donne di accedere agli ordini sacri costituisca una vera e propria ingiustizia.
Meghan Allen (Stati Uniti): “In termini di giustizia, la questione sarebbe: come si può valorizzare la donna di più dal punto di vista di autorità, leadership e carriera nella chiesa? Io conosco tanti preti, religiosi e religiose, vedo che per l’uomo consacrato è più facile progredire negli ambienti ecclesiastici che per la donna consacrata. Tante donne fanno molti sforzi nel servizio, non mancano mai ai loro doveri, nonostante ciò, non ottengono le stesse opportunità come gli uomini. C’è più carriera per i maschi. Dunque, considero che la domanda sia sbagliata. È meglio chiedere: come si può aiutare le donne chiamate al servizio pastorale apostolico? Risponderei con supporto, fiducia e posto con prospettive future, ecco ciò che mi sembra giustizia, e non le ordinazioni.”
Stefana Chiriloaei (Rumania, sposata con un prete greco-cattolico e mamma di un bambino): “Credo che le donne abbiano sempre avuto un ruolo centrale nella Chiesa, anche se non è sempre visibile come quello dei sacerdoti. Esse portano calore e si occupano dell’educazione dei futuri membri della comunità; senza di loro, la Chiesa perderebbe quella delicatezza e profondità che completano la vita spirituale. Pensate a una Chiesa composta solo da uomini – interessante, no? Per me, la Chiesa somiglia a un uccello. Un’ala è rappresentata dal sacerdozio, l’altra dall’intera comunità femminile; senza una delle due, non potrebbe ‘volare’. Personalmente, però, devo ammettere che non vorrei fare il prete: con quanto sono goffa, finirei sicuramente per inciampare nelle lunghe vesti liturgiche!”
Suor Phan Thi An (Vietnam): “Per me la risposta non è semplicemente sì o no, ma, per poter dare una visione esauriente, considero la questione sotto due aspetti, i diritti delle donne e il sacerdozio. Non penso che queste due questioni siano due fronti opposti, nel senso che, se non esiste l’uno, non esiste l’altro. La Chiesa rispetta i diritti delle donne, il che non significa che la Chiesa sia costretta a conferire il sacerdozio alle donne. Penso al ruolo delle donne nella storia di Adamo ed Eva. Ella fu inviate da Dio per essere sostenitrice di Adamo nella sua missione. Proprio come durante i viaggi delle predicazioni di Gesù, furono molte le donne che seguirono Gesù per aiutarlo lungo il cammino. Questa non è disuguaglianza. Ma secondo me, anche se la Chiesa non ordina donne, essa sta ancora costruendo un mondo pieno di bellezza per entrambi, secondo le caratteristiche proprie di ciascun genere.”
Foto: Ansa