Monica-Stefana Chiriloaei
Nel mezzo del conflitto tra Israele e Hamas si fa sentire un’altra tragedia umana: il rapimento e la scomparsa dei bambini. Le immagini delle famiglie afflitte e dei bambini presi in ostaggio da Hamas hanno suscitato una reazione di compassione e solidarietà a livello globale.
Mercoledì 29 novembre, dopo 52 giorni dall’inizio della guerra, le Brigate Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno dichiarato che due fratelli israeliani, insieme alla loro madre, erano stati presi in ostaggio a Gaza. La madre, Shiri Silverman Bibas, è stata separata dai suoi figli Ariel, di 4 anni, e Kfir, di 10 mesi, il più giovane dei 241 israeliani rapiti nel “sabato di sangue”. Con l’entrata delle truppe israeliane nel kibbutz di Kfar Aza, sono state poi scoperti i cadaveri di circa 200 persone, tra cui oltre 40 bambini e neonati, mentre molti altri bambini sono stati presi in ostaggio dai miliziani di Hamas.
Queste sono solo alcune delle notizie che arrivano dal fronte di guerra dove la sorte dei bambini resta drammatica. In uno dei video della giornalista palestinese Muthana Al-Najjar, si vedono i terroristi circondare una donna israeliana e i suoi figli. La giornalista ha documentato l’attacco delle Brigate Ezzedine al-Qassam e nelle immagini si vede la donna, terrorizzata, abbracciare i due bambini. Tra i bambini rapiti ci sono Abigail, Uriyah, Yuval e Ofri, insieme a molti altri, le cui sorti sono ancora sconosciute. Anche la propraganda gioca un ruolo cruciale. In alcuni video diffusi da Hamas sui social media, vengono mostrate delle persone armate che tengono in braccio bambini e li costringono a recitare preghiere.
Le organizzazioni internazionali come UNICEF e ONU stanno intensificando gli appelli per il loro rilascio immediato e sicuro, ma fino ad ora senza successo.