Marwan Dadas

Nel corso degli ultimi due mesi, gli ospedali italiani, dal sud al nord della penisola, hanno accolto più di centoquaranta palestinesi feriti durante la guerra di Gaza. L’iniziativa è partita da Padre Ibrahim Faltas, un frate francescano della Custodia di Terra Santa, che da un paio di anni svolge il compito di vicario custodiale e direttore generale dell’ufficio centrale per le scuole.
Una complessa organizzazione per far uscire i feriti da Gaza
Sono giunti, con i loro accompagnatori, nei porti aeronautici e marittimi italiani tramite aerei e navi militari. A ricevere i primi c’era il vicepremier e il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, accompagnato da comandanti militari e assistenti medici, oltre a fra Ibrahim Faltas, arrivato appositamente per prestare assistenza e aiuto. Il suo lavoro era già iniziato a Gerusalemme, come tramite per le trattative tre le parti in conflitto. Vale a dire ottenere le liste dei nomi da parte di Hamas e dei permessi israeliani per fare uscire e partire i feriti insieme ai loro accompagnatori, tramite il porto marittimo o l’aeroporto di Arish egiziano, sempre con il permesso dell’Egitto. Oltre a fare da mediatore tra il governo italiano, gli ospedali e le organizzazioni italiane che hanno dimostrato disponibilità e accoglienza.
Alcuni dati allarmanti sulla guerra a Gaza
Da una statistica pubblicata il 14 di gennaio di quest’anno sul sito Euro News, emerso che il 45-56% degli edifici è stato danneggiato o distrutto;15 degli 36 ospedali di Gaza sono parzialmente funzionanti; 576.600 civili palestinesi affrontano “fame e carestia catastrofiche”; 625.000 studenti non posso andare più a scuola; 23.843 palestinesi sono stati uccisi e 60.005 feriti. 1200 persone israeliane sono state uccise e 12.415 ferite, oltre agli ostaggi ancora nelle mani dei rapitori.
Questi dati non sono altro che una parte delle statistiche che hanno spinto anche le ONG a cercare vie di uscita per i bisognosi dalla striscia di Gaza. Come ha riportato il Corriere della Sera, sono 70 i bambini orfani di guerra hanno potuto lasciare Rafah, la città che è prossima all’offensiva israeliana. Annalena Baerbock, ministra degli Esteri a Berlino, ci ha provato per mesi, nella speranza di portare gli orfani a Betlemme tramite un’organizzazione umanitaria tedesca.
L’Unicef stima che il conflitto abbia già lasciato 17 mila minori senza i genitori, tra dispersi, morti o separati dai combattimenti.
Gli sforzi per aiutare le vittime della guerra di Gaza provengono non solo dall’Italia ma da molti paesi, ma purtroppo non sono sufficienti se comparati alla gravità della situazione. E’ la stessa Unicef che individua alcune problematiche che occorrerà affrontare nella speranza di una tregua e una pace duratura.
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