Riforma della Curia Romana, con l’evangelizzazione al centro

Mykolas Sotničenka

Papa Francesco ha promulgato la Costituzione “Praedicate evangelium” sulla Curia romana. Tra le novità più rilevanti: l’istituzione del Dicastero per l’evangelizzazione, presieduto dal Papa, il Dicastero per il Servizio della Carità e la possibilità per i laici e le laiche di diventare prefetti dei Dicasteri.

Dopo il concilio Vaticano II due sono state le riforme della Curia romana: “Regimini Ecclesiae universae”, del 1967, con cui Paolo VI portava la Curia dal Medioevo alla modernità, e la “Pastor bonus” con cui Giovanni Paolo II nel 1988 portava gli adattamenti resi necessari dal tempo e dai nuovi bisogni.

Papa Francesco ha promulgato la nuova costituzione apostolica sulla Curia Romana “Praedicate evangelium”, che sostituisce la “Pastor bonus” ed entra in vigore il 5 giugno 2022, solennità di Pentecoste. Si tratta del documento che completa il lavoro di riforma avviato nelle Congregazioni generali pre Conclave 2013, e poi proseguito dal Consiglio dei cardinali, creato dal papa Francesco pochi mesi dopo l’avvio del suo pontificato.

Il documento sottolinea che questa non è una riforma nel senso di un colpo di stato. Molti dei cambiamenti durante i nove anni di pontificato di Francesco avevano già cominciato ad essere attuati e ora Francesco ha scritto il processo di riforma già in corso in un documento integrato da 11 capitoli e 250 articoli.

Conversione missionaria

Come dice il nome della costituzione, il punto di partenza è la chiamata della Chiesa alla conversione missionaria e l’annuncio del Vangelo: questo è «il primo servizio della Chiesa». Perciò, il primo Dicastero della Curia romana riformata sarà il Dicastero per l’Evangelizzazione, che sarà direttamente presieduto dal Papa.

Nella struttura della nuova Curia romana sparisce la distinzione che c’era finora tra Congregazioni e Pontifici Consigli, per lasciare il posto esclusivamente a Dicasteri. Quindi la Curia romana sarà così composta in totale da 16 Dicasteri, uno dei quali – il Dicastero per il Servizio della Carità – è una novità.

Il mandato di chierici e religiosi in servizio presso la Curia romana sarà quinquennale e rinnovabile una sola volta, dopo di che dovranno tornare alle diocesi o alle loro comunità. Questo limite di tempo massimo è destinato a sottolineare che l’impiego nella Curia romana non è per una carriera o un “posto caldo” per la vita. Per la stessa ragione, la nuova costituzione non considera che solo coloro che sono stati ordinati devono guidare i Dicasteri. D’ora in poi, qualsiasi laico o laica battezzato può assumere la guida di Dicasteri o altri organismi, perché qualsiasi fedele nominato come capo Dicastero «la autorità e la potestà di governo nella Chiesa non viene dal sacramento dell’Ordine, ma dalla missione canonica» che riceve dal Papa. Come già accennato, la nuova costituzione elenca solo ciò che già esiste nella realtà, lo stesso vale per i laici nel ruolo di capi del Dicastero: un laico, Paolo Ruffini, già è il prefetto del Dicastero per la Comunicazione.

L’altro aspetto che viene sottolineato nella Costituzione è la sinodalità, emblema della comunione ecclesiale. La conseguenza è una valorizzazione delle Conferenze episcopali. In questo senso, «la Curia romana non si colloca tra il Papa e i vescovi, piuttosto si pone al servizio di entrambi». Curia, pertanto, non più un’autorità cuscinetto tra papa e vescovi, ma un tramite a servizio della loro reciprocità.

Gli obiettivi principali della riforma sono servire meglio la missione del papa e dei vescovi, condividere le responsabilità, sostenere e coinvolgere le chiese locali, garantire una maggiore integrità morale e professionalità delle persone e ottimizzare le attività dei Dicasteri. In realtà, si tratta anche di sfide non solo per il personale della Curia romana, ma anche per le Conferenze episcopali nazionali e le Chiese locali.

Foto: L’Osservatore Romano