
Ivan Yaroshko
Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, le relazioni tra l’Ucraina e il Vaticano, guidato da Papa Francesco, sono state oggetto di grande attenzione e discussione. Era fondamentale per l’Ucraina, che il 24 febbraio 2022 si è improvvisamente svegliata di fronte alla realtà infernale di esplosioni e morti, sentire una parola inequivocabile di sostegno e una giusta e forte condanna dell’aggressore. Fedele alla sua missione originaria di peacekeeper, il Vaticano ha scelto di bilanciare con attenzione la sincera solidarietà per il popolo ucraino ferito e la prudenza diplomatica per non diventare ostaggio di una posizione unilaterale in questo sanguinoso conflitto.
Tra le fiamme della guerra: i primi passi del Vaticano
I primi giorni di questo orrore sembravano ispirare speranza per la risoluzione della Santa Sede. Il giorno successivo, il 25 febbraio 2022, Papa Francesco si è recato personalmente in visita all’ambasciata russa in Vaticano, una mossa senza precedenti che ha infranto i normali protocolli diplomatici, in quanto gli ambasciatori stranieri sono solitamente convocati dalla Segreteria di Stato vaticana o incontrano il Papa nel Palazzo Apostolico. Secondo la Reuters, il Papa ha espresso all’ambasciatore russo la sua preoccupazione per la guerra e ha offerto la mediazione del Vaticano.
Nel marzo 2022, Papa Francesco ha continuato a esprimere sostegno all’Ucraina e a condannare la guerra. Il 19 marzo ha teso una mano di sostegno ai giovani ucraini rifugiatisi a Roma, visitando 19 bambini rifugiati all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Ha parlato personalmente con i bambini colpiti dalla guerra, esprimendo la sua solidarietà nei loro confronti.
Il 22 marzo si è saputo che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha avuto un colloquio con il Papa, durante il quale ha chiesto alla Santa Sede di mediare per porre fine alla guerra e ha riferito della difficile situazione umanitaria in Ucraina. L’iniziativa sembra aver funzionato, visto che già il 27 marzo 2022, Papa Francesco in un discorso domenicale ha invitato i leader politici a fermare la guerra in Ucraina, sottolineando che “distrugge non solo il presente ma anche il futuro” e ha chiesto di “cancellarla dalla storia prima che cancelli l’uomo dalla storia”. Sempre il 29 marzo, il Papa ha consegnato un’ambulanza a un ospedale pediatrico della regione di Leopoli tramite il cardinale Konrad Krajewski, dimostrando un aiuto concreto agli ucraini.
All’inizio di aprile 2022, dopo la liberazione di Bucha dalle truppe russe, Papa Francesco ha condannato i massacri pubblicamente di civili, definendoli “contrari allo spirito umano” e si è detto pronto a visitare Kiev se necessario. Il 6 aprile 2022, durante l’udienza generale, il Papa ha srotolato la bandiera ucraina portata da Bucha e ha invitato a pregare per le vittime innocenti.
Ombre di incomprensione: decisioni e dichiarazioni controverse
Tuttavia, nonostante le dichiarazioni e i passi decisivi iniziali, le relazioni tra Ucraina e Vaticano si sono successivamente complicate. Alcune dichiarazioni e azioni di Papa Francesco hanno causato incomprensioni e delusioni nella società ucraina.
Uno dei primi episodi che ha causato tensione è stato il progetto del Vaticano di tenere la Via Crucis nel Colosseo il Venerdì Santo, il 15 aprile 2022. Inizialmente era stato proposto che, durante la 13ª stazione, la croce venisse portata insieme da un ucraino e da una russa che vivono da tempo in Italia. L’iniziativa ha suscitato aspre critiche e indignazione in Ucraina, poiché è stata percepita come un tentativo inopportuno di riconciliare i “popoli fraterni” nel bel mezzo di una sanguinosa guerra scatenata dalla Russia. Il capo dell’Ugcc, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, ha sottolineato che tali gesti simbolici “non sono opportuni” mentre continua la fase attiva delle ostilità. Alla fine, il testo originale dettagliato della 13ª stazione, che avrebbe dovuto contenere tesi sui “popoli fratelli”, è stato sostituito dal silenzio e limitato a frammenti di preghiera. Nonostante si sia svolta la processione della Croce nel Colosseo con una donna ucraina e una russa, i media cristiani ucraini si sono rifiutati di trasmettere l’evento per protestare contro questa idea di riconciliazione.
Uno scandalo ancora più grande è stato causato dalle parole di Papa Francesco, pronunciate il 24 agosto 2022, giorno dell’indipendenza dell’Ucraina, durante l’udienza settimanale in Vaticano. Riferendosi alla “follia della guerra”, il pontefice ha inaspettatamente definito Daria Dugina, la figlia del famoso ideologo russo Alexander Dugin, una “vittima innocente della guerra”. In Ucraina, tale dichiarazione è stata interpretata come un tentativo inaccettabile di mettere sullo stesso piano la vittima dell’aggressione e l’ideologo del mondo russo, che ha attivamente sostenuto la guerra contro l’Ucraina. L’ambasciatore ucraino in Vaticano, Andriy Yurash, ha espresso il suo disappunto pubblicamente e il Ministero degli Affari Esteri ha convocato il nunzio apostolico per presentare una protesta ufficiale. In risposta alle dure critiche, il Vaticano ha rilasciato un chiarimento, insistendo sul fatto che le parole del Papa devono essere intese come una “voce in difesa della vita e dei valori umani” e non come una valutazione politica della situazione.
Il 7 novembre 2022, durante una conferenza stampa a bordo di un aereo di ritorno da un viaggio apostolico in Bahrein, Papa Francesco ha dichiarato il suo “grande rispetto per l’umanesimo russo”, citando come esempio Dostoevskij. Questa dichiarazione del pontefice ha nuovamente provocato un’ondata di critiche e di indignazione in Ucraina. In risposta, l’ambasciatore ucraino in Vaticano, Andriy Yurash, ha affermato che per percepire il vero “umanesimo russo” è sufficiente visitare l’Ucraina e vedere le sofferenze degli ucraini. Oksana Markarova, ambasciatore dell’Ucraina negli Stati Uniti, ha a sua volta ironizzato sul fatto che il Papa “non ha letto attentamente Dostoevskij” se si stupisce della brutalità dell’esercito russo.
Le incomprensioni sono culminate nella dichiarazione di Papa Francesco del 9 marzo 2024 in un’intervista all’emittente svizzera RSI. Rispondendo alla domanda di un giornalista sulla guerra in Ucraina, il pontefice ha affermato che “chi ha il coraggio di alzare bandiera bianca è più forte”, invitando le parti a negoziare. In Ucraina, questa dichiarazione è stata percepita come un vero e proprio invito alla resa, che ha immediatamente scatenato una raffica di critiche da parte di politici, diplomatici e opinione pubblica ucraina. Il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha pubblicamente messo in guardia Papa Francesco dal “ripetere gli errori storici” e ha invitato la Santa Sede a “stare dalla parte del bene”.
In una dichiarazione, il Consiglio delle Chiese e delle Organizzazioni Religiose di tutta l’Ucraina (AUCCRO) ha sottolineato che “arrendersi alla mercé di questo nemico non è la via della pace”. In un discorso serale, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha sottolineato che sono i soldati ucraini sotto la bandiera blu e gialla a frenare l’aggressione russa, impedendo al nemico di avanzare ulteriormente in Europa. In risposta alle proteste dell’opinione pubblica, il Vaticano ha cercato di mitigare la situazione chiarendo che il Papa si riferiva a una “cessazione delle ostilità” e a una “tregua”, e non alla resa dell’Ucraina.
La prospettiva ucraina: gratitudine, dolore e aspettative
Tuttavia, nonostante il retrogusto amaro delle dichiarazioni controverse, sarebbe ingiusto tacere le pagine luminose delle relazioni di Papa Francesco con l’Ucraina durante la guerra. Il Vaticano ha ripetutamente alzato la voce, chiedendo una pace giusta con urgenza. Gli aiuti umanitari giunti dal Vaticano sono stati un sostegno tangibile per molti ucraini in difficoltà. Papa Francesco ha trovato tempo e parole per incontrare personalmente i rifugiati ucraini, i politici e i leader spirituali, dimostrando instancabilmente la sua solidarietà con il popolo ucraino.
La Santa Sede è stata una forte sostenitrice del rilascio dei prigionieri secondo la formula “tutti per tutti” e ha compiuto sforzi concreti per riportare a casa i bambini ucraini deportati illegalmente. Il capo dell’Ugcc, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, ha giustamente notato l’evoluzione positiva della posizione vaticana, riconoscendo che Papa Francesco sta sempre più chiamando le cose con il loro nome, descrivendo la guerra come un crimine e un’aggressione non provocata che non ha alcuna giustificazione. Queste manifestazioni di sostegno, sebbene inficiate da alcuni malintesi, sono un’importante testimonianza della preoccupazione del Vaticano per la tragedia dell’Ucraina e del suo desiderio di pace.
Ma, nonostante la gratitudine per le manifestazioni di umanità e il sostegno spirituale, l’anima ucraina è piena di una complessa gamma di sentimenti sul ruolo di Papa Francesco in questa guerra. Gli ucraini apprezzano sinceramente gli aiuti umanitari, le preghiere per la pace, la condanna della crudeltà – ogni parola di sostegno da parte del Vaticano è importante. Tuttavia, allo stesso tempo, c’è un profondo desiderio nei cuori di milioni di persone di sentire dal Papa non solo parole di cordoglio, ma anche una chiara e intransigente condanna dell’aggressione russa e un fermo sostegno all’Ucraina nella sua sacra lotta per la libertà e l’indipendenza. Le dichiarazioni che equiparano l’aggressore e la vittima, offuscano la chiara linea di demarcazione tra il bene e il male e mettono a tacere le ambizioni imperiali della Russia, che sono state la causa principale di questa tragedia, feriscono i cuori ucraini.
Riassumendo questo difficile periodo, possiamo dire che il rapporto tra l’Ucraina e Papa Francesco nel contesto della guerra è un riflesso della tragedia stessa, pieno di dinamiche, contraddizioni e tensioni interne. È una storia di momenti di sincero sostegno e di amare delusioni, di un dialogo che a volte inciampa in profonde differenze nella visione delle cause e dei modi per superare il conflitto. Il Vaticano, cercando di adempiere alla sua secolare missione di mantenimento della pace, sceglie la strada di un attento bilanciamento, mentre l’Ucraina, sanguinante sul campo di battaglia, non cerca equilibrio ma un sostegno inequivocabile nella sua disperata battaglia per la sopravvivenza.